PARTE SECONDA
COMPRENSIONE DEL SANTO NELLA SACRA SCRITTURA
E POTENZA DELLE SUE PAROLE
CAPITOLO LXXVII
UNA SCROFA MALVAGIA UCCIDE A MORSI UN AGNELLO
698 111. Già da altre pagine risulta abbastanza
chiaro che la sua parola era di una potenza sorprendente anche
a riguardo degli animali. Tuttavia toccherò appena
un episodio che ho alla mano.
Il servo dell'Altissimo era stato ospitato una sera presso
il monastero di San Verecondo, in diocesi di Gubbio, e nella
notte una pecora partorì un agnellino. Vi era nel chiuso
una scrofa quanto mai crudele, che, senza pietà per
la vita dell'innocente, lo uccise con morso feroce.
Al mattino, alzatisi, trovano l'agnellino morto e riconoscono
con certezza che proprio la scrofa è colpevole di quel
delitto. All'udire tutto questo, il pio padre si commuove,
e ricordandosi di un altro Agnello, piange davanti a tutti
l'agnellino morto: «Ohimé, frate agnellino, animale
innocente, simbolo vivo sempre utile agli uomini! Sia maledetta
quell'empia che ti ha ucciso e nessuno, uomo o bestia, mangi
della sua carne!».
Incredibile! La scrofa malvagia cominciò subito a star
male, e dopo aver pagato il fio in tre giorni di sofferenze,
alla fine subì una morte vendicatrice. Fu poi gettata
nel fossato del monastero, dove rimase a lungo e, seccatasi
come un legno, non servì di cibo a nessuno per quanto
affamato.